Studio sulla relazione tra autoefficacia e successo accademico
Sul Journal of Advanced Nursing (JAN) è apparso l’articolo: “Self-efficacy, burnout and academic success in nursing students: A counterfactual mediation analysis”, a firma dei ricercatori: Bulfone, Iovino, Mazzotta, Sebastian, Macale, Sili, Vellone e Alvaro.
Per esplorare il successo accademico degli studenti in Infermieristica e testare il ruolo del burnout nella relazione tra autoefficacia e successo accademico negli stessi, gli autori hanno arruolato un campione di convenienza di studenti italiani, che frequentavano 21 Corsi di Laurea in Infermieristica.
Con i dati raccolti, per gli oltre 500 partecipanti (con un’età media di 20 anni e, in massima parte, donna), si è riscontrato che il successo accademico è stato raggiunto solo dal 51,97% (289/556) e che, dunque, i risultati rivelano un significativo effetto diretto dell'autoefficacia sul successo in ateneo e anche uno indiretto di tale relazione, causato dal burnout.
Infatti, è possibile affermare che il meccanismo con cui l'autoefficacia influenza il rendimento accademico, negli studenti infermieristici, è più complesso di una semplice relazione diretta. Le università, pertanto, dovrebbero prendere in seria considerazione lo screening degli allievi per le variabili che influenzano il loro successo, e anche per ridurre i costi accademici.
L’impatto di questo studio concerne anche i professori d’Infermieristica, che dovrebbero essere coinvolti in strategie utili a promuovere l'autoefficacia, da promuovere sia durante le lezioni che durante i tirocini, assieme al mentore e all'infermiere clinico.
L’articolo è frutto del lavoro sul progetto CECRI: “Diminuire l’insuccesso accademico sperimentando un intervento di mentorship nei Corsi di Laurea in Infermieristica per rispettare il fabbisogno formativo e ridurre l’impatto sul fondo di finanziamento ordinario degli atenei”, visto che il fallimento accademico (FA) degli studenti è un fenomeno di grande interesse per la Professione, per il sistema universitario e per la società stessa. La domanda di infermieri sul mercato del lavoro è aumentata nel tempo in tutti i paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, sia per il numero di infermieri che ogni anno si ritira dalla propria attività per raggiunti limiti di età, sia perché gli infermieri stanno ampliando sempre più i propri ambiti di esercizio. Il FA accresce i costi che l’Università deve sostenere per la formazione, e, dal 2010, con il Decreto Ministeriale 22 settembre 2010 n.17, è un parametro di valutazione dell’efficienza di un Corso, preso in considerazione per accedere a fondi stanziati dal Governo. Le Università inoltre possono essere danneggiate dal fenomeno del FA nella loro reputazione e prestigio, con una perdita di potenziali clienti; mentre un corso di studi di alta qualità, capace di supportare gli studenti nel proprio percorso formativo, è un fattore cruciale per prevenire l'esclusione sociale, promuovere lo sviluppo umano e accrescere il capitale sociale e culturale del Paese. Pertanto, il FA dovrebbe essere preso in considerazione sia dai sistemi sanitari che dalle università, che devono cercare di laureare un numero di infermieri in linea con la domanda del mercato, contenendo i costi della formazione. Tuttavia, sebbene sia disponibile letteratura su questo argomento in vari Paesi, il fenomeno non è stato ancora sufficientemente studiato in Italia.
Tra gli interventi proposti in letteratura, a contrasto del FA, c’è il supporto nella pratica clinica e formativa, interventi di counselling (che potrebbero aiutare gli studenti ad identificare le ragioni di discontinuità nei percorsi formativi), una buona relazione con lo staff accademico e un tutor personale di riferimento sia per il percorso teorico sia nelle aree di tirocinio. Ma pure, l'autoefficacia e la motivazione.
Info: https://doi.org/10.1111/jan.15231