“Strategic directions for nursing and midwifery in Central Asia (2025-2030)”, un documento dell’OMS
Il documento “Strategic directions for nursing and midwifery in Central Asia (2025-2030)”, redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), definisce le linee strategiche 2025-2030 per rafforzare l’Infermieristica e l’Ostetricia nei Paesi dell’Asia centrale (Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan), allo scopo di costruire sistemi sanitari più resilienti, equi e centrati sulle persone. Il messaggio veicolato dal documento è chiaro: investire sugli infermieri non è opzionale, ma essenziale per la resilienza dei sistemi sanitari; la qualità e l’accessibilità delle cure e il raggiungimento della copertura sanitaria universale.
Si tratta di una cornice strategica comune per valorizzare infermieri e ostetriche quale pilastro dei sistemi sanitari dell’Asia centrale, migliorando qualità delle cure, accesso ai servizi e sostenibilità futura dei sistemi di salute.
I sistemi sanitari della regione, infatti, affrontano un elevato carico di malattie trasmissibili e non trasmissibili, aggravato da crisi globali (COVID-19, cambiamenti climatici, instabilità politica).
Gli infermieri e le ostetriche rappresentano circa il 70-74% della forza lavoro sanitaria, pur persistendo carenze, disuguaglianze territoriali e problemi di qualità della formazione, leadership e condizioni di lavoro. In tali Paesi, la densità di infermieri e ostetriche è inferiore alla media europea e si osservano difficoltà di reclutamento e retention, soprattutto nelle aree rurali. Dunque, la strategia dell’OMS mira a rafforzare, in modo sistematico, la forza-lavoro infermieristica e ostetrica, allineandosi alle sue Strategic Directions globali, attraverso quattro aree chiave: formazione; erogazione dei servizi; leadership e lavoro e condizioni occupazionali.
Allo stato attuale, non a caso, le principali criticità riguardano: curricula ancora troppo teorici, limitata pratica clinica, scarsa presenza di infermieri e ostetriche tra i docenti, debole sviluppo della ricerca; riduzione della densità di professionisti rispetto alla popolazione; ruolo cruciale ma spesso sottoutilizzato in assistenza primaria; presenza di Chief Nursing and Midwifery Officers, ma con mandati e risorse spesso limitati e salari bassi rispetto ad altri settori pubblici, carichi di lavoro elevati, rischio di abbandono precoce e disuguaglianze di genere.
Nell’Asia centrale, gli infermieri rappresentano circa il 70% dei professionisti sanitari nei Paesi dell’Asia centrale e sono spesso il principale (o unico) punto di accesso alle cure, soprattutto nelle aree rurali e remote. In alcuni Paesi (es. Tajikistan), oltre il 60% delle strutture di assistenza primaria è guidato da infermieri, evidenziando il loro ruolo centrale nella continuità delle cure.
Il documento sottolinea che il futuro dell’assistenza primaria e della copertura sanitaria universale dipende fortemente dal pieno utilizzo delle competenze infermieristiche, ma ci sono pochi infermieri-docenti, poiché in molti Paesi la formazione è ancora dominata da personale medico e un limitato sviluppo della ricerca infermieristica e carenza di materiali didattici basati sulle scienze infermieristiche.
In futuro, bisognerà allineare la formazione infermieristica a programmi basati sulle competenze e agli standard internazionali (Processo di Bologna); rafforzare i percorsi universitari (laurea, master, dottorato) in Infermieristica e sviluppare docenza, mentoring e ricerca infermieristica come elementi strutturali dei sistemi educativi.
Nel documento si evidenzia la necessità di garantire ai colleghi di poter lavorare al pieno livello della loro formazione. Particolare enfasi è posta sul ruolo degli infermieri nell’assistenza primaria e infermieristica di famiglia; nella gestione delle malattie croniche e non trasmissibili; nella salute mentale e nell’assistenza agli anziani e prevenzione (laddove esperienze già avviate, come gli infermieri di famiglia in Kyrgyzstan, dimostrano buona accettabilità nei team multiprofessionali e miglioramento dell’accesso alle cure).
Sebbene tutti i Paesi abbiano istituito la figura del Chief Nursing (and Midwifery) Officer, riconoscendo formalmente la leadership infermieristica a livello nazionale, nel documento si segnala che: il mandato decisionale è spesso limitato e mancano programmi strutturati di sviluppo della leadership infermieristica.
Tra le azioni prioritarie, sarà necessario rafforzare il ruolo politico e strategico degli infermieri leader; creare percorsi di leadership per infermieri a tutti i livelli (formazione, servizi, ricerca) e aumentare la presenza degli infermieri nei processi decisionali di politica sanitaria.
Gli infermieri, prevalentemente donne (circa 86%) giovani, sono più esposte a: salari inferiori rispetto ad altri settori pubblici; carichi di lavoro elevati; rischio di burnout e abbandono precoce della professione: qui, si evidenzia la necessità di affrontare le disuguaglianze di genere; e i temi della sicurezza sul lavoro, della protezione dalla violenza e di migliori prospettive di carriera e mobilità professionale.